Expo, intervista a Massimo Scaccabarozzi: «Abbiamo fatto tutto il possibile, appoggio da Usa e Germania»

A 24 ore dall'assegnazione di Expo 2030, il Presidente della Fondazione Roma Expo 2030 Massimo Scaccabarozzi fa il punto sulla candidatura di Roma con un'intervista al Corriere della Sera:

«Abbiamo fatto tutto il possibile, abbiamo appoggio da Usa e Germania. La partita è aperta, possiamo giocarcela. Noi continuiamo a crederci, lo sforzo è stato incredibile… certo, se poi prevale la logica dei petroldollari è difficile contrastarla…».

Presidente, fin dall’inizio Riad è considerata la favorita: quali sono le sue sensazioni alla vigilia del voto?

«In questi mesi abbiamo affiancato il Comitato promotore in moltissime attività di rappresentanza e iniziative diplomatiche. Il nostro progetto, 600 pagine di dossier, è straordinario e in piena sintonia con lo spirito inclusivo dell’Esposizione universale. Domani saremo tutti a Parigi per il rush finale e faremo campagna elettorale fino all’ultimo secondo. Su 182 voti ne servono 120 per vincere al primo turno, ma difficilmente Riad riuscirà a ottenerli. Se arriviamo al ballottaggio, uno contro uno, tutti quelli che hanno optato per Busan, da quanto ci risulta, non hanno alcun accordo e sono liberi di scegliere».

Al di là dei calcoli numerici, che nel segreto dell’urna potrebbero riservare sorprese, su quali basi si fonda la sua fiducia che Roma possa farcela?

«Quando si è costituita la Fondazione, alla quale hanno aderito le sette principali associazioni datoriali del Lazio, non avremmo mai immaginato di arrivare a 50 partner: non soltanto imprenditori locali e nazionali, ma anche americani e tedeschi».

Perché gli stranieri hanno deciso di puntare sull’Expo nella Capitale?

«Se una grande azienda del settore automotive è confluita nella Fondazione è evidente che ne abbia parlato con la casa madre e che si sia interfacciata con il governo tedesco: è anche un segnale politico, sulla scorta dell’appello a votare per Roma rivolto qualche mese fa dalla Commissione europea a tutti gli Stati membri».

Per la Regione andrà la vicepresidente, Roberta Angelilli, che considera la sinergia pubblico-privato sulla quale si è investito per rafforzare la solidità della proposta italiana un valore da preservare: come pensa che questa pratica virtuosa possa continuare?

«Il motto “Insieme per un sogno” ci ha visti convergere su un modello che può essere vincente per il futuro del Lazio. Angelilli ha fatto una proposta che io ho subito accolto e portato in Cda: a prescindere dal risultato, la fondazione andrà avanti all’insegna della collaborazione per Roma 2030».

Nelle ultime settimane il sindaco, Roberto Gualtieri, ha intensificato i viaggi in Africa per trovare sostegno alla candidatura italiana: pensa che sul piano strategico sia stata una scelta efficace?

«Credo di sì. La strategia nasce da lontano, già a dicembre alla Bit di Milano abbiamo organizzato un evento al quale è intervenuta anche la ministra del Turismo, Daniela Santanché, per promuovere Expo tra i ministri degli Esteri africani. Dal Ghana allo Zimbabwe, si sono detti convinti di votare per noi. Nel frattempo, non abbiamo lasciamo nulla di intentato”.


Intervista a cura de Il Corriere della Sera