Una rete di imprese per la sfida dell'Expo: "Capitale vincente"

Settimana decisiva per presentare al mondo la candidatura di Roma: ne parla oggi Il Messaggero con un articolo di Giampiero Valenza. Le aziende del Lazio a Parigi insieme alle Istituzioni con la Fondazione Roma Expo 2030

Si apre una settimana decisiva per la candidatura di Roma: la Capitale vuole ospitare Expo 2030 e non vuole mollare l’osso. Missione speciale martedì per il presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che sarà a Parigi con il sindaco Roberto Gualtieri e il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca. Ma con loro ci sarà tutto il tessuto imprenditoriale che, nel corso di questi mesi, si è riunito attorno a una creatura - quella della Fondazione Roma Expo 2030 - nata per volontà del presidente di Unindustria Angelo Camilli.

All’ombra della Tour Eiffel sarà presentato il progetto di Roma prima del voto finale di novembre. In quest’occasione il Bie, il Bureau international des expositions, dovrà decidere tra le quattro città candidate: oltre a Roma, anche Odessa (Ucraina), Busan (Corea del Sud) e Riad (Arabia Saudita). Si saprà la città vincitrice, e con lei il Bie dirà al mondo quale la sua idea sullo sviluppo e il futuro dell’esposizione, uno degli eventi legati al business più importanti dell’intero pianeta. Qui, infatti, si riuniscono non solo le istituzioni ma le diverse realtà economiche, ognuna delle quali può dire la sua sul futuro e sulla crescita del mondo.

IL SUCCESSO

Attorno alla partita di Expo il mondo dell’impresa ha deciso di non arretrare di un passo e proprio la Fondazione volerà a Parigi insieme alle istituzioni in rappresentanza di tutti gli investitori che guardano con grande interesse all’esposizione universale nella Capitale. La nota particolare sta nel fatto che non ci sono solo realtà laziali a partecipare, ma anche realtà nazionali o, comunque, che hanno profondi interessi a lavorare nel Lazio. «Un dato positivo è che ci siamo riuniti tutti per un unico obiettivo, realizzando una Fondazione sempre aperta a potenziali partner. La parte privata vuole collaborare fattivamente con lo Stato per raggiungere l’obiettivo», spiega Massimo Scaccabarozzi, Presidente della Fondazione Roma Expo 2030. Non è la prima volta che il mondo dell’impresa va a Parigi per convincere il mondo della bontà dell’operazione italiana. Grazie a Coldiretti hanno portato per un evento dell’Unesco le prelibatezze della gastronomia locale perché sfide del genere possono contare anche sul valore aggiunto della tavola. «Rappresentiamo la Roma del fare - prosegue Scaccabarozzi - Il nostro vuole essere un modello diverso rispetto a quello della Fondazione dell’Expo di Milano. Qui ci sono le associazioni delle imprese, quelle dei datori di lavoro, per testimoniare che il territorio di Roma vuole mettersi insieme e far crescere la Regione. L’Expo per noi può essere considerato un valore aggiunto per le imprese del territorio che vengono a investire».

Ma perché Roma e non altre città?
Il direttore generale della Fondazione Roma Expo 2030 Lamberto Mancini è chiaro: c’è una questione geopolitica da tener presente e che solo la Capitale d’Italia può dare. «L’esposizione universale è un momento in cui il mondo si confronta, dialoga e cerca di crescere. Roma, quindi, è una città ideale per il luogo, la sua dimensione storica e la sua capacità di ospitare confronti di questo genere», commenta. E sulla Fondazione, dice: «Abbiamo guardato sin da subito al territorio, ma poi la visione si è allargata al Lazio e a tutta Italia: sempre più realtà hanno voluto prendere parte al nostro progetto di crescita».

IL VALORE AGGIUNTO

In sostanza, c’è un valore aggiunto di Roma che il mondo economico vuole cogliere. Un’opportunità unica composta da una sorta di allineamento perfetto che rende la Capitale d’Italia con un appeal straordinario: è contemporanea sede di due Stati, l’Italia e la Città del Vaticano, è sede di una realtà universale come la Chiesa Cattolica, ospita organismi Onu come la Fao (che si occupa di cibo e mondo agricolo, un tema messo sotto i riflettori anche a causa dei cambiamenti climatici) e il Programma alimentare mondiale. Ed ecco che dunque il settore economico si intreccia profondamente con la presenza istituzionale. «Roma è una città aperta, ha più di tremila anni di storia, è una sua vocazione naturale ospitare iniziative del genere - prosegue Mancini - L’idea è di portare per sei mesi l’intero mondo a ragionare di economia, società, diritti, innovazione, tecnologia». L’opportunità di Expo, dunque, va ben al di là del notevole afflusso di denaro per la realizzazione di nuove opere. Convergere sull’Italia può voler dire portare nell’agenda del mondo valori e temi universali. Il mondo dell’impresa della penisola si è riunito per un obiettivo: portare a casa l’esposizione per il 2030. Ma c’è da giurare che questa intesa, oggi realizzata con una Fondazione possa restare in piedi per lungo tempo, per un dialogo che, comunque, continuerà a parlare di futuro.

DALLA FARMACEUTICA AL MONDO DELLA FINANZA, ECCO LA SQUADRA NATA PER TRASCINARE LA CITTA'

Una squadra nella quale il tessuto imprenditoriale della Regione vuole essere in prima fila. Ci sono le banche, le grandi aziende che muovono l’economia del Lazio, le associazioni di categoria. Dietro la Fondazione Roma Expo 2030, in sostanza, c’è una buona parte della città che conta. Tutto parte da un’idea di Unindustria. Viene costituita poi a luglio 2022 con le 7 principali associazioni datoriali della Capitale (oltre alla stessa Unindustria, anche Confcommercio Roma, Confesercenti Roma, Acer/Ance Roma, Coldiretti Roma, Federlazio, Cna Roma) per catalizzare il sostegno concreto del tessuto produttivo alla candidatura. I fondatori hanno messo sul piatto circa 1 milione di euro per le prime attività dell’ente. I partner che la compongono, invece, sono Accenture, Acea, Almaviva, Angelini Industries, Avio, Betacom, Challenge Network, Cmb Group, Consilia Cfo, Ey, Kpmg , Orienta, Renova Red, Unicredit.

L’ORGOGLIO

«Siamo orgogliosi di contribuire concretamente alla candidatura di Roma a Expo 2030 - spiega Roberto Santori, presidente di Challenge Network - Si tratta di un progetto prestigioso che coinvolge tutto il sistema imprenditoriale della città e una grande occasione di rilancio e crescita per tutto il Paese». Forte è anche l’impegno delle banche. «Expo 2030 - dicono da Unicredit - potrà alimentare un’onda di investimenti e opere pubbliche strategiche, nuove imprese e posti di lavoro. Rappresenta un’opportunità unica per la crescita e lo sviluppo della città». «Angelini Industries ha stabilito la sua sede direzionale a Roma a partire dal secondo dopoguerra, e da allora ha sempre mantenuto uno stretto legame con la città - commenta Sergio Marullo, amministratore delegato dell’azienda farmaceutica - Oggi Casa Angelini è il fulcro di un progetto di rinnovamento urbano che si pone in maniera sinergica con il tema scelto per la candidatura della Capitale. Innovazione, sostenibilità, funzionalità e bellezza sono valori che condividiamo con il progetto Expo Roma 2030 e che sosteniamo come Gruppo».